LA CHIESA DELLA NATIVITÀ DI MARIA VERGINE

LA MADONNINA AI RONCHI

Un sorriso sul Sempione

Il mercante, il pellegrino, il viandante, che nel passato percorrevano la via Magna di Legnano (oggi Sempione) si imbattevano in questa bella chiesetta traendo  dalla sua ridente facciata serenità d’animo ed armonia  dello spirito.

Non è tra le più antiche chiese di Legnano, ha solo quattro secoli circa, ma per la sua posizione e per la serenità delle sue linee richiama ancor oggi l’attenzione degli automobilisti e dei frettolosi passanti. Questa chiesa, seppur piccola è l’espressione più genuina dell’architettura del XVII secolo, esente dall’influenza del ‘500 che persiste ancora  in altre costruzioni coeve.

La posizione

L’edificio sorge lungo l’attuale via Sempione, a circa tre quarti del tratto urbano della strada statale,  cominciando dal ponte della Gabinella.

E’ in posizione elevata, circa 2 metri, rispetto al piano stradale. Insiste  sull’estremità della lingua morenica che da nord arrivava fino all’Olona.

I Ronchi

L’azione del fiume, ha modellato l’estremità della morena, in modo che questa non declinasse dolcemente verso il fiume, ma vi precipitasse rapidamente con una scarpata. Il terreno era quindi costituito da un ri-piano che bruscamente precipitava nell’alveo del fiume.

In lingua locale questo ripiano è detto “ronco” e quindi la zona è detta dei “ronchi”; da qui il nome con cui viene comunemente identificata la chiesa: “Madonnina ai Ronchi”

L’edificio

L’edificio ha pianta ottagonale, con lati alternati lunghi e corti. Nelle pareti di testa e di fondo sono stati ricavati due archi che collegano il corpo centrale a due cappelle, una all’ingresso per l’organo,  e dalla parte opposta, una per l’altare.

F.M.Richini, pianta dell’oratorio della Natività di Maria Vergine. Archivio storico diocesano di Milano.
Fonte immagine: “Legnano una città, la sua storia, la sua anima” Ferrarini, Stadiotti-Telesio Editore 2001.

Il vano centrale della chiesa ad ottagono è coperto con una volta a crociera rialzata al centro, in cui costoloni sembrano riempiti a formare quasi otto vele: quattro grandi e quattro piccole, che si riuniscono in un piano ottagono centrale anch’esso con i lati più piccoli verso gli spigoli del quadrato di pianta.

La cappella dell’organo cui si accede dalla facciata, è coperta con volta a botte e presenta nella lunetta sopra il cornicione una finestra quasi quadrata con voltino curvo che si apre in facciata. La cappella dell’altare maggiore è coperta da una crociera ribassata e nelle tre lunette si aprono 4 finestre uguali alla precedente. Quella sopra l’altare è chiusa in seguito alla chiara aggiunta dell’oratorio.

La chiesa è stata prolungata nel 1700 con un edificio a due piani, con in basso un’aula unica coperta a padiglione ed in alto con stanze per il canonico, a cui si accede mediante una scala inserita in un corpo di muro sulla sinistra della chiesa e che comprende la sacrestia, il vestibolo, il campanile ed un vano secondario. Tale ampliamento è stato completato da un portico ad un fornice con volta a botte, prospicente la strada.

L’esterno – L’esterno si presenta, tranne per la facciata completamente lisciata, in cotto. L’ottagono viene denunciato sul fianco destro ove l’aggiunta settecentesca rivela la sua entità a causa di profonde crepe che la separano nettamente dal corpo vecchio e grazie alle finestre rettangolari, col bordo non intonacato.

La facciata – Slanciata, di sobria eleganza, è più larga del corpo dell’edificio. E’ a due ordini, l’inferiore in stile dorico, il superiore in corinzio. Le quattro lesene ascendenti che la decorano racchiudono la porta d’ingresso e, in alto, una finestra centrale che illumina il locale dell’organo.  Un cornicione aggettante la taglia in due attenuando lo slancio verticale.

Nella nicchia che sovrasta la porta d’ingresso è collocato un busto raffigurante la Vergine Maria.

Il timpano – In alto, il tutto termina con un areo timpano, sormontato dalla statua di un angelo e da quattro elementi decorativi.

Il campanile – Di fattura elegante, completa lo slancio della facciata. E’ dotato di un concerto di tre campane. La più antica, 1666 ha un diametro di 70,7 cm e pesa 200 kg. Le altre due risalgono rispettivamente al 1780, peso260 kg, diametro 76,6 cm e 1784, peso 130 kg, diametro 60 cm.

La meridiana rivolta a sud – foto: G. Lomazzi

Le meridiane – L’edificio è dotato di ben tre meridiane, rivolte a tre punti cardinali: est, sud, ovest. Questo per permettere ai viandanti della adiacente via Magna, di conoscere l’ora durante tutto il giorno e regolarsi per il proseguimento del viaggio. Il restauro del 1984 promosso da Associazione Antares,  Famiglia Legnanese e Contrada Sant’Erasmo, ha ripristinato la funzionalità dell’opera, ma non ha potuto salvare le pit-ture e i fregi che la ornavano.

La meridiana rivolta ad ovest
La meridiana rivolta ad est

Le origini

I Lampugnani, una delle più potenti ed importanti famiglie della nobiltà lombarda, avevano la residenza a Legnano. Le origini della famiglia risalivano ad Odelberto Lampugnano, cavaliere di Carlo Magno, sec. IX

Joseffo Lampugnani – Un discendente di Odelberto, Joseffo, (il primo importante legnanese possessore del Castello) capitano di sua maestà e cavaliere jerosolomitano, figlio di Attilio, era in quel tempo molto facoltoso e potente, tanto da avere la forza di opporsi con i suoi uomini (i bravi manzoniani), alla guarnigione spagnola, e di rifiutarsi di pagare le gabelle per sostenere le guerre del sovrano Filippo IV che allora regnava anche sulla Lombardia.

La cappella – In una tenuta del cavalier Joseffo, che costeggiava la strada milanese, “tra la contrada di Legnarello et l’Hospitale di Sant’Erasmo”, c’era una cappelletta (proba-bilmente un’edicola campestre) con le figure della Vergine attorniata da san Sebastiano e san Rocco, oggetto della devozione popolare.

L’incidente – La devozione crebbe, dopo un fatto mirabile, di cui fu protagonista Antonio Lampugnani, fratello del cavalier Joseffo: durante una battuta di caccia cadde da cavallo. Restando con il piede impigliato nella staffa, fu trascinato dalla bestia che finì la sua corsa proprio davanti alla cappelletta e senza alcun danno per il disar-cionato cavaliere. Questo attribuì la sua incolumità ad un intervento miracoloso dell’ immagine li venerata.

Dalla cappella alla chiesa – Il signor Antonio, per riconoscenza della grazia ricevuta, fece erigere intorno alla cappelletta un recinto di legno e un portico. A questo fatto straordinario se ne aggiunsero altri, tutti attribuiti all’intercessione della B. Vergine, raffigurata nella cappelletta. La fama di immagine miracolosa si diffuse anche in altre località, i devoti aumentavano, le offerte  crebbero. Si decise di costruire una chiesa, affidandone il progetto all’ ”ingeniero Richino”(Francesco Maria Richini)  di Milano.

Infatti, come riporta il Prevosto Pozzo, nella sua opera “Storia delle chiese di Legnano (1650): “Molti professano delle gratie quali a co nell’ottenere la facoltà di poter fabbricar la nova chiesa si sono esibiti nell’Arciv.to molti anco hanno fatte larghe elemosine, quali essendo arrivate è qualche somma fu deliberato fabricar una nova chiesa stando che la capelletta fosse troppo vicina alla strada ne si poteva ampliare.

Venne l’Ingeniero Richino, qual in materia di Chiese fu sempre in gran stima, et fatto il modello si esebì a Mons. Cesare Visconte come prefetto deputato sopra le fabriche qual aprovò quanto fu messo in carta, et esebito a S. Em.a se ne riportò ogni opportuna facoltà”

15 giugno 1641– Il progetto fu approvato dal prefetto delle fabbriche ecclesiastiche.

24 luglio 1641– posa della prima pietra. Ancora il Prevosto Pozzo ha raccontato la solenne cerimonia: “…s’inviò il Popolo, qual era numeroso con anche le schole de Disciplini verso Legnarello alla capelletta, et accostatosi il Prevosto cò, il clero al piede della croce che alcuni giorni avanti era piantata al loco per l’altar della nuova chiesa destinato ivi presso era fatta la fossa per il fondamento della nova chiesa medema, et stando preparando un tavolino coperto di tapete di seta sopra di quello si vedeva una pietra quadrata et benedetta nella solita forma del sacerdote Romano fu dal Prevosto posta nel mezo del fondamento della capella maggiore è dirimpetto dell’altare in quella maniera che si prescrive cantate le litanie al rito romano stando intornzo il numeroso popolo….”

I lavori – Ci vollero due anni per completare la costruzione della chiesa. Più volte i lavori si fermarono per mancanza di materiali. I Lampuganani contribuirono con continuità e generosità all’opera, come pure i fedeli, spronati dal clero. Pur con sospensioni e ripartenze, nel 1643, dopo soli due anni dalla posa della prima pietra, si può dire che la chiesa fosse terminata. E questo, come ancora annota il prevosto Pozzo, dati i tempi, destava meraviglia: “Ne sia meraviglia che in tempo si calamitosi si potesse avanzar tanto in questa fabbrica l’assistenza di questi sig.ri fu sempre sin dal principio più che ordinaria, et lemosina della legna per cuocere le pietre fu abbondante concorrendovi non solo la terra di Legnano ma anco molte altre, cossi invitati è sovenir quest’opera da RR. Curati quelle”.

1700  l’ampliamento – In un secondo tempo, agli inizi del 1700, alla chiesa fu aggiunto, dietro l’abside un edificio a due piani, per l’abitazione del curato. Un portico monofornice, con volta a vela, sorretto da sottili colonnine lo raccordava alla strada.

Le opere d’arte

La pala d’altare – Incorniciata da una ricca cornice lignea è un quadro della Vergine con San Sebastiano e San Rocco, opera di Francesco Lampugnani.

La pareti della cappella dell’altare – Dei fratelli Lampugnani, Giovanni Francesco e Giovanni Battista, sono le figure di san Francesco e san Giuseppe dipinte sulle pareti della cappella del l’altare.

Legnanino – Fino al 1815 nella chiesa c’erano due quadri del Legnanino, che nel detto anno, sono state trasferite dalla chiesa al santuario di Santa Maria delle Grazie.

1828 – E’ stato dato incarico al pittore Beniamino Turri di fere una copia dei quadri trasferiti.

Soffitto – Ricco di lesene e stucchi è opera di Daniele Turri.

La volta – Gli affreschi della volta sono invece opera di Mosè Turri senior.

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